IN MEMORIA DI MARIE-HÉLÈNE CASPAR

di Franco Musarra

(a nome della Presidente, Silvia Contarini, e della Presidente Onoraria, Corinna Salvadori Lonergan e di tutto il comitato direttivo dell’AIPI)

«Ma quello che senza lacrime raccontar non si devria
è che Marie-Hélène Caspar essa ancor è morta»

Marie-Hélène Caspar

Non è facile per me trovare parole che mi soddisfano nello scrivere qualcosa in ricordo di Marie-Hélène; per me era non soltanto una collega stimata e stimolante, ma soprattutto una vera amica. Vorrei che si realizzasse quel “miracolo” di cui parla Mario Luzi, quando in Naturalezza del poeta osserva che «nel processo creativo la parola muore a molti significati e nasce altra per altri possibili significati e tutto ciò che si afferma si afferma sulle ceneri di ciò che è divenuto inservibile», potrei così non sentirle lontane da quelle che vorrei trovare per esprimere senza retorica, direttamente, i sentimenti provati alla notizia ieri che ci aveva lasciato, pur aleggiando minacciosa da alcuni mesi. La tristezza è stata un po’ lenita dal leggere oggi la mail che mi ha inviato suo marito, Pierre: «Marie-Hélène nous a quittés hier. Elle s’est endormie paisiblement», anche se conoscendo la sua profonda religiosità è triste che a causa delle regole imposte dall’epidemia «Elle sera crématisée ce vendredi mais aucune cérémonie ni déplacement n’est autorisé». Io ed Ulla potremo consolarci ascoltando uno dei CD che lei aveva inciso con il suo meraviglioso coro. Sento che già sto deviando da quanto mi ero proposto. Mi incoraggia il ripensare che per Luzi il “miracolo” può avvenire sia con le «parole più correnti» sia con quelle più «desuete», ogni volta che si immergono «nella profondità e nella continuità del vivente i propri attuali pensieri e sentimenti»; in quel momento le parole che si usano «si trasformano in altro da ciò che erano, riprendono il loro moto, si aprono a un altro campo di significazione». Ma questo vale per un poeta! È il poeta che riesce a trasformare in parole nuove anche quelle che gli vengono dalla tradizione. Si tratta di un processo quasi d’incosciente rivelazione, che si potenzia nel personale percorso esistenziale.


Le nostre vie si sono incrociate nel segno dell’AIPI al convegno di Bonn negli anni settanta, ci siamo visti e “riconosciuti”, insieme a Corinna, e scoperto l’empatia che ci univa. Seguirono, oltre ai tanti convegni AIPI, gli scambi per il gemellaggio prima del programma Socrate/Erasmo tra le nostre università e quella di Catania, la partecipazione a commissioni di dottorato in Tunisia dalla collega Rawdha Razgallah, e soprattutto i molti convegni dell’Associazione francese degli Amici di Buzzati. Ci saranno occasioni per ripercorrere la sua brillante carriera scientifica. Per dare tuttavia ai più giovani tra i soci dell’AIPI un’idea della stima di cui godeva nel mondo degli italianisti, rimando al ponderoso volume con saggi sulla letteratura e sulla musica di colleghi e scrittori a lei dedicato in occasione dei suoi sessanta anni: Littérature italienne contemporaine. Musique, Mélanges offerts à Marie-Hélène Caspar (C.R.I.X., novembre 2005). Ed è significativo che Janine Menet-Genty inizi la sua introduzione ricordando che in un saggio del 1994 sugli intellettuali a Parigi: «Marie-Hélène Caspar était citée comme le représentant de prestige du monde universitaire français au milieu d’intellectuels célèbres de diverses disciplines tels que Umberto Eco, Hector Bianciotti, Nanni Balestrini, Pierre Milza, Sergio Romano, Alain Elkann, Enzo Siciliano», il che è particolarmente rilevante per una figlia di emigranti veneti.


All’AIPI è stata sempre legata. Per anni è stata membro del comitato direttivo, poi tesoriera, presidente. Era lei che trovava finanziamenti e sedi in cui organizzare i nostri convegni; le sue osservazioni nelle riunioni erano decisive per superare difficoltà sia ideologiche che finanziarie. La sua nomina a Presidente Onorario, voluta da tutti i soci, ne è la testimonianza. Ci mancherà, anche se rimarrà viva nel ricordo dell’Associazione, come lo sono alcuni altri. Per renderli visibili con la parola vorrei essere un poeta, ma io non sono un poeta! Spero comunque che, leggendo quanto ho scritto di getto, si realizzi in questa occasione in alcuni di voi quel miracolo che vi spinga a dire con Mario Luzi:

Non erano sue quelle parole
ma lui le aveva dette.
Venivano alla sua vocalità
da qualche infero celeste,
risalivano voragini
di indetto e di indicibile
e lui le intelligeva
non in sé e per sé ma per futuri secoli.


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